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  1. SCOPE Miami Beach 2016, November 29 - Dicember 4 with M77Gallery Stand C05

  2. THE SOLO PROJECT with M77 Gallery, Basel, June 2016

  3. Cubo Di Rubik, 2014, oil on canvas, cm160x230 in 15' PREMIO CAIRO, Palazzo della Permanente, Milan, Italy

  4. MOTION PICTURES

    di Tancredi Palmeri

    Non sono gli attori a dare l'ispirazione. Siamo noi spettatori a vederli come rappresentazione del film. Ma gli attori sono solo l'ultima conseguenza di una sintesi creativa che li utilizza per riempire lo spazio dallo schermo a noi. 

    La creazione del regista è la scena, il mondo nuovo e il suo privilegio di stabilirne il meccanicismo. Certo: le storie, le facce e le reazioni li compongono; ma è nel luogo che inizia l'ispirazione. Quanto può apparentemente essere contraddittorio che per creare vite, persone e vicende, un regista vada in giro a scoprire luoghi, ad assorbire mondi, senza necessariamente entrare in contatto con esseri umani? Perché il mondo è matrice dell'esistenza. Perché la forma è sostanza.

    Il Teatro 5 completamente vuoto davanti agli occhi di Federico Fellini è quello che dovreste ricordare ogni santa volta che guardate i suoi film e vi interrogate sui suoi fantasmi. Eppure tra la Romagna, il dopoguerra e le dolci luci, Fellini ne avrebbe avute a sufficienza di location nella propria cosmogonia per piazzare la cinepresa in un luogo e a chiamare l' "Azione!" richiamare immediatamente l'immaginario di una generazione. Fellini invece ha ricreato tutto, si è reso massimo fautore. Tre scene del suo momento più etereo con "8 e ½" sono in questi quadri di Ieva Petersone. Non ci sono né Mastroianni né Anouk Aimée. Ma la scena non è svuotata. La scena è esattamente il mondo preparato da Fellini, la scelta e la disposizione degli oggetti, il chiaroscuro che illumina l'emozione nello spazio. Gli oggetti, le sedie: simbolismo di ciò che non vediamo ma è già nell'immaginazione del regista nel creare la scena.

    L'asetticità dell'impersonalità di un killer di mestiere nella scena di Tarantino; il calore e la freddezza che preparano due scene umanamente opposte per Eastwood; l'effervescenza artistica isolata nel tempo da Antonioni. Nelle scene riprese da Ieva Petersone, senza persone, gli avvenimenti nei mondi dei registi non stanno per succedere: succedono già. E i mobili trasfigurano le presenze e sono già interazione. Per questo Luchino Visconti riempiva a dovere i cassetti dei mobili di scena, pur sapendo che non sarebbero stati aperti. Era il nuovo mondo che prendeva vita da sè.

    Non a caso gli americani battezzarono i film 'Motion Pictures': quadri (o fotografie) in movimento. I registi con noi sono buoni, ci regalano gli attori così capiamo più facilmente. Ma loro, il loro mondo, lo vedono già compiersi in una stanza vuota.